MORTI SUL LAVORO, NON BASTA L’INDIGNAZIONE: SERVONO INTERVENTI CONCRETI PER FERMARE UNA STRAGE INGIUSTIFICABILE

MORTI SUL LAVORO, NON BASTA L’INDIGNAZIONE: SERVONO INTERVENTI CONCRETI PER FERMARE UNA STRAGE INGIUSTIFICABILE

Questa mattina un giovane lavoratore e studente universitario di 21 anni è morto all’interno della cantina sociale San Panfilo di Scerni, nel Chietino, mentre stava lavorando con un macchinario. Come CGIL Teramo e Unione degli Universitari Teramo, esprimiamo innanzitutto le nostre più sentite condoglianze e la nostra vicinanza alla famiglia del giovane lavoratore e studente che ha perso la vita. In attesa che le indagini chiariscano la dinamica dell’accaduto, non possiamo limitarci al cordoglio e all’indignazione: ancora una volta siamo di fronte all’ennesima morte che richiama l’urgenza di intervenire sulle condizioni che rendono il lavoro, ancora oggi, un luogo di rischio per troppe persone.

I numeri raccontano una vera emergenza nazionale: in Italia si registrano mediamente oltre mille morti sul lavoro ogni anno, circa seicentomila denunce di infortunio e novantottomila denunce di malattia professionale. Un bilancio inaccettabile, che impone di superare la logica degli interventi successivi alle tragedie e investire concretamente nella prevenzione.

La sicurezza non può essere separata dalla qualità del lavoro. La precarietà, i contratti di breve durata e la frammentazione delle responsabilità negli appalti e nei subappalti possono aumentare la vulnerabilità di chi lavora, soprattutto quando la necessità di conservare il proprio impiego rende più difficile denunciare condizioni pericolose o rifiutare prestazioni non sicure. Servono quindi maggiori tutele, formazione adeguata fin dal primo giorno e controlli efficaci lungo tutta la filiera produttiva.

Questa condizione riguarda da vicino anche le giovani generazioni. Troppi studenti sono costretti a scegliere tra lavorare e studiare oppure a conciliare entrambe le attività, affrontando ritmi insostenibili pur di pagare un affitto, sostenere le spese universitarie e garantirsi una vita dignitosa. Il diritto allo studio rischia così di diventare un privilegio per chi può permettersi di non lavorare, mentre chi deve mantenersi si trova spesso a sacrificare il proprio tempo, il riposo e il benessere personale. La necessità economica, inoltre, può spingere ad accettare turni difficili, contratti precari e condizioni poco tutelanti. Nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria salute per pagarsi gli studi, né a rinunciare alla propria formazione per poter vivere dignitosamente.

Basta promesse future e basta indignazione destinata a esaurirsi dopo ogni tragedia. Servono interventi immediati sulle cause, responsabilità chiare e risorse adeguate per rendere effettiva la prevenzione. La salute e la sicurezza non sono un costo da ridurre, ma un investimento indispensabile per salvare vite e garantire dignità.

Perché nessuno deve perdere la vita lavorando e nessuna giovane persona sia costretta a sacrificare la propria salute o il proprio futuro per riuscire semplicemente a vivere.